Product is the imperator: quattro idee su web, social e moda

La Festa della Rete di Rimini è stato un bell'evento, accessibile e ben organizzato in perfetto stile romagnolo. Tralascio le polemiche sulle premiazioni molto orientate al mondo TV che posso condividere ma che non mi interessa approfondire, per andare su altri punti che mi stanno più a cuore:

1) Rudy ha la faccia di bronzo e Smart i conti a posto
Io adoro Rudy Bandiera: mi piacciono i personaggi irriverenti e fuori dalle righe (sempre che siano competenti, s'intende, e lui cavolo se lo è, andate sul suo blog ) almeno tanto quanto mi stanno sulle balle i primi della classe, quelli che sembra sappiano tutto e alzano sempre la mano quando la prof chiede qualcosa. Con Smart a Rudy è andata bene, c'è poco da fare: ha lanciato una provocazione e quella è stata raccolta. Per quei pochi che non la conoscessero, ecco qui la storia raccontata da lui in prima persona. E' un po' come quello che ci prova con la strafiga di turno: il più delle volte becca uno schiaffo, poi succede che un bel giorno se la porta a letto.


Al di là del personaggio Rudy, il panel su "quanto gli influencer influenzano davvero" è stato utile per capire che Smart i suoi calcoli se li è fatti eccome: l'advertsing equivalent spiegato da Matteo Flora e Mirko Pallera non fa una grinza. Il calcolo del CPM medio (costo per mille impression, misuratore della pubblicità su internet) moltiplicato per le milioni di impression generate dai messaggi veicolati da Rudy hanno portato a Smart un ritorno decisamente superiore rispetto al costo della macchina. Della serie, come ho scritto in un altro post: benissimo la simpatia, la poesia e le parole, ma i conti devono tornare sempre. A quanto pare a Smart sono tornati.


2) Il fashion è tagliato per il web
La moda è comunicazione di per sè: il messaggio è già nel mezzo, per dirla alla Mc Luhan. La comunicazione del prodotto attraverso video e foto è fontamentale, ma non ci si può esimere dal contestualizzarla: da sola non può bastare, anche se è già un ottimo inizio. State sicuri che esistono prodotti meno estetici in commercio.
La bravissima Anna Turcato ha spiegato il web per il fashion dal punto di vista della cura dell'immagine, mentre vendor come Zalando e Ebay (bellissimo il nuovo progetto Ebay Collezioni) con le loro tecniche di connected commerce e instant shopping ci hanno fatto capire come davvero nella moda l'aspetto emozionale sia importante quanto quello tecnico e logistico. La comunicazione di immagini di prodotto e contenuti (ebbene si, content is the king... again!) sarà sempre più centrale nel momento zero della verità (ZMOT) dei nostri acquisti. Quello che mi chiedo, vedendo tutto ciò, è come Pinterest non possa non esplodere in Italia: il concetto di instant shopping ricorda molto quello delle bacheche di Pinterest, che è anche il social che genera più conversioni dirette. Ma prima di chiedermelo forse mi dovrei aprire un profilo Pinterest personale...


3) Omnichannel is the queen
Il titolo è in inglese non solo perchè fa fico, ma perchè la prima volta che ho approfondito questo concetto è stato grazie a un articolo della MIT Sloan Management Review  in cui si parla della come si può essere competitivi nel mercato retail nell'epoca della multicanalità.
Ormai la tecnologia è capace di unire negozio fisico e virtuale sia nei processi che nei comportamenti d'acquisto. Fin dagli anni della prima diffusione di massa dell'ecommerce è abbastanza normale concludere da casa l'acquisto di un capo visto in negozio, magari attraverso portali dedicati alla comparazione dei prezzi. Oggi esiste anche il viceversa: sei in negozio e manca la taglia del tuo capo preferito? Non devi disperarti: il negozio stesso potrebbe metterti a disposizione un video per ordinare direttamente sul sito del produttore, oppure dirti in quale altro negozio puoi trovarlo (da e-commerce a info-commerce, ecco l'esempio di Imperial Fashion). E poi internet of things, beacons e tutte quelle tecnologie normalmente al servizio della sicurezza che oggi vengono usate per marketing a partire dal punto vendita, come spiegato alla grande dalla "smart prof" Silvia Vianello. Proprio per questi motivi la misurazione del ROI di un e-commerce e di una campagna sui social media deve essere comprensiva di tutte le attività che riguardano il negozio, confrontando i dati di sito e-commerce e negozio fisico. Vendere è importante prima di tutto: se poi la conclusione dell'acquisto avviene online o nel punto vendita non cambia molto ai fini del conto economico aziendale.

4) To do: lavorare sul B2B
La maggior parte dei panel della Festa della Rete sono stati orientati sul consumatore finale: social, contenuti, instant shopping e connected commerce.  I canali di vendita B2B però non devono rimanere avulsi da tutte queste dinamiche: in un business web fra professionisti del settore è centrale l'analisi dei dati con la Business Intelligence, la promozione sulle reti sociali come LinkedIn e l'utilizzo di siti di e-commerce studiati ad hoc, con la presentazione di catalogo prodotti, total look e most wanted (ecco l'esempio di Fashion Desk). L'interesse del mercato sul canale di e-commerce B2B è stato sottolineato proprio in questi giorni con il lancio della piattaforma CCGIMALL.


Un'ottima strategia di presenza sul web può aiutare le aziende di moda a vendere di più, certamente, ma non può mai sostituire o mascherare un prodotto sbagliato. Questo lo dico grazie all'esperienza sul campo. Se le fondamenta sono state progettate male, i muri della casa verranno giù alla prima folata di vento: questo vale per tutto il business aziendale e non solo per il web. Tuttavia gli strumenti di controllo messi a disposizione dal web possono aiutare ad individuare più facilmente gli errori strategici, anche grazie al feedback dei clienti.

Non c'è nulla da fare: nel fashion product is the imperator.

Per me eh, non so per voi... ;)

MB

PS: la mia Storify dell'evento: tutti i panel minuto per minuto.








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