Quelle giornate sul campo dov'è passato il terremoto

Se hai fatto il programmatore per una vita e magari non hai lavorato male, diversi clienti te li porti dietro nel tempo. La moda e il suo meraviglioso mondo che nell'immaginario collettivo è fatto di comunicazione, stile e novità non mi hanno scelto, semplicemente la mia esperienza lavorativa mi ha portato ad avere a che fare con diverse aziende di questo settore. Che poi io e i miei colleghi ci siamo appassionati a questo mondo è un altro paio di maniche: per me in particolare è stato tornare all'infanzia, visto che da buon pratese ho sempre sentito parlare in famiglia di colori, tessuti e coperte.

Non sono nessuno però per snobbare le aziende di settori non-fashion, specie se si tratta di clienti storici, dove magari ho inziato a lavorare quando avevo ancora i capelli - non molti a dire la verità - e un po' di acne giovanile.

Spesso questi clienti fanno parte dell'Emilia più vera, quella che fanno vedere in televisione a Report o Piazza Pulita, persone che non si sono fermate per qualche crepa nel magazzino dopo il terremoto del maggio 2013 ma hanno continuato a lavorare senza lamentarsi o chiedere chissà che cosa. Come abbiamo fatto noi, nonostante i forti scossoni ai vetri dell'ufficio e il pavimento basculante che faceva effetto-surf: bastava pensare a chi aveva perso tutto per pensare che non ci si può fermare a piangere e che il lavoro, prima ancora del profitto, è alla base del nostro stare al mondo.

Non posso dimenticare la storia di un nostro cliente della zona di Sant'Agostino di Ferrara, una delle aree più colpite dal terremoto: nonostante mezza produzione fuori uso è ripartito pochi giorni dopo con silenzio e dignità.

In questo c'è lo zoccolo duro di una tradizione industriale forte, di piccole e medie imprese a dimensione familiare dove la casa è l'azienda e viceversa e i figli respirano fin da piccoli l'idea che il lavoro è parte di loro. Un diritto certamente, ma anche una conquista quotidiana sul campo perchè è proprio lì che è stato costruito grazie al sudore dei nonni o dei genitori.

Sono aziende poi che sanno investire nella tecnologia, va detto, con più di un occhio alle spese e alla praticità dei sistemi. "Il sito B2B ha tenuto a galla l'azienda, in quel maledetto 2013!"  mi ha confidato uno di questi clienti tempo fa: lui non era stato particolarmente colpito dal terremoto, ma la sua rete assolutamente si: avere un sistema B2B personalizzato e funzionante gli ha consentito di tenere aggiornati i clienti senza farli muovere troppo, mantenere le relazioni e soprattutto allargare i propri orizzonti di mercato. Un e-commerce B2B voluto quando manco si sapeva cosa volesse dire questo acronimo: mi ricordo che la chiamavamo semplicemente area riservata, perchè solo qui gli utenti profilati potevano vedere i prezzi dei prodotti e ordinare via mail.

Parlo di prodotti di consumo per la casa, non di moda. Ma non cambia nulla: se hai prodotto e qualità, ovvero REPUTAZIONE, alla fine resti a galla e pedali più veloce quando poi le cose inziano a tornare un po' più normali. In questi casi, come ho scritto anche in un altro post, la comunicazione è fondamentale: parlare di prodotti inesistenti o di scarso livello può confondere un po' il pubblico all'inizio se gli slogan e le immagini "luccicano", ma alla lunga non porta ad alcun risultato. Fuori e dentro il web.

Ecco perchè ogni tanto vai da loro e ti fai dare la lista delle modifiche sul sito. Mi direte: e tutte la tue belle consulenze? Alla fine esegui e basta?

Calma, non è che siamo così in alto da decidere sempre noi cosa fare o non fare: al fatturato ci guardiamo, eccome. Se siete gente che sa stare al mondo capirete che queste sono persone puntuali nei pagamenti, perchè sanno che quei soldi sono tuoi e del lavoro che hai svolto per loro. Per quanto riguarda il resto... ci fai l'abitudine e cerchi di lavorare nella maniera migliore possibile. D'accordo, le tendenze del web le conosci più di loro, mi direte. In realtà fa quasi sorridere il fatto che alla fine emerge l' abitudine a prendere la decisione finale: ecco perchè quell'accostamento di colore che tu non avresti mai proposto alla fine lo metti a video come ti hanno suggerito. All'inizio quasi lo rifiuti: ma se hai la mente elastica e sai metterci un po' del tuo, il risultato alla fine è spesso un lavoro egregio e funzionale.

Respirare la realtà delle aziende, di qualunque settore esse siano, è fondamentale per chi fa il mio lavoro, perchè tutto può essere rielaborato in vista di proposte future: proprio Steve Jobs diceva che le migliori idee vengono uscendo fuori dalla routine dell'ufficio.

Grafici, discussioni, cash flow, strategie: le nostre giornate in Mantica spesso passano così. Torniamo a casa con il mal di testa, chiedendoci se la decisione appena presa è giusta per noi, il prodotto o il cliente finale. Quando però ogni tanto capita la giornata da uno dei nostri clienti storici, magari sul PC di una fonderia dove c'è un caldo infernale, usciamo fuori la sera stanchi, sollevati e pure un po' incazzati. Proprio come una decina d'anni fa, quando avevamo iniziato sui loro terminali a fare qualche catalogo prodotti via web come estensione del gestionale AS400 e non ci interessava sapere perchè chiedessero quei tipi di progetto al nostro capo.

Poi il giorno dopo siamo di nuovo alle decisioni, alle strategie, ai nuovi sviluppi di social commerce letti nell'ultimo post del blogger più informato che ci sia. In certe giornate invece vivere sul campo è un po' come tornare indietro nel tempo: attacchi il portatile, prendi un caffè, guardi la tua lista ed inizi a spuntare. A fine giornata ti senti stanco e felice come un bambino che, in una casa distrutta dal terremoto, ha appena trovato fra le macerie il suo gioco preferito e dimenticato di qualche anno prima.

MB

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