Digital Champion per Vaiano: il futuro è sempre qui

"Vaiano è un comune di 9.775 abitanti della provincia di Prato".
Così parlò Wikipedia, che insieme a Google Maps è la principale fonte di informazione sui luoghi a noi sconosciuti. Quando spiego dove vivo a clienti o conoscenti di altre parti d'Italia, prendo come riferimento la ferrovia: la linea Direttissima che prima dell'Alta Velocità era davvero la dorsale d'Italia e quel campanile che domina su verdi prati poco dopo che i treni diretti a sud escono dalla Grande Galleria dell'Appennino. Allora in diversi se lo ricordano davvero, alcuni fanno finta, altri ancora scuotono la testa: evidentemente non sono rimasti folgorati dalla bella architettura medievale della Badia di San Salvatore.

Vaiano è il paese in cui sono nato, che ho frequentato fino a 14 anni e che poi ho "tradito" per farmi le ossa all'Università di Bologna, convinto che in fondo quel luogo stretto fra due crinali montuosi, dove neanche il segnale tv digitale prende troppo bene, sarebbe stato troppo stretto per me e per i miei grandi sogni.

Oggi, nonostante la mia azienda abbia sede a Bologna, a Vaiano ci vivo (bene) ormai da 5 anni con mia moglie e mia figlia. Conosco poca gente, giusto qualche amico e diversi bottegai, perché più che altro i miei giri si limitano alla spesa del sabato. Però so bene la sua storia recente: come tutti i paesi dell'area pratese è molto legata al tessile, a quell' "età dell'oro" raccontata nei libri di Edoardo Nesi che oggi ha lasciato spazio a tanti rimpianti e delusioni. Tutto senza grosse lamentele, ad onor del vero. La gente che vive qui è tosta, ha voglia di lavorare, è abituata a rimboccarsi le maniche perché in fondo non c'è altro modo di vivere, così ci hanno insegnato i nostri nonni, quelli che non erano mai stanchi e mandavano i telai di giorno e di notte. A volte siamo un po' beceri noi vaianesi, nell'accezione di Malaparte, ma svegli a arguti, anche quelli meno istruiti, anche i tipi più pittoreschi. Io da Vaiano prendo buoni servizi per me e la mia famiglia (tutto è migliorabile, per carità, ma vista le media italiana..), la "casa a solo con lo stanzone" dei miei, la bella aria dei boschi. Per contro ho sempre lanciato molti improperi contro le strade mai finite, le buche, la sicurezza sempre più difficile anche qui, la segnaletica spesso inesistente e un paese che vi sfido a girare in scioltezza con un passeggino o fare lo slalom fra macchine parcheggiate spesso in modo creativo. Questo indipendentemente dalle convinzioni politiche, ve lo dice uno che non ha mai avuto tessere di partiti in vita sua: sono toscano e di certo non le mando a dire.

Da giovedì scorso Riccardo Luna e il suo staff mi hanno nominato "Digital Champion" per Vaiano.

Per la prima volta avrò l'opportunità di fare qualcosa per il mio paese. Certo, sarà sempre poco rispetto a chi ha compiti veramente istituzionali o ai problemi quotidiani di aziende e famiglie in difficoltà: ma se già riuscissi ad accendere una lampadina in qualche imprenditore che ha voglia di credere nel futuro o in un genitore che vede maggiori speranze per il figlio per me sarebbe già un grande motivo di soddisfazione. L'esperienza che posso portare è solo quella sul campo e le idee di uno che della passione per il suo lavoro sta facendo una ragione di vita e provando a costruire un'azienda solida.

Mica facile: chi sono io per riuscire in tutto questo? Questione di competenze, certo. Ma spesso anche di strade che si intrecciano e percorsi segnati.

La storia di ognuno di noi a volte ci porta a vivere certi momenti da protagonisti e altri da comprimari, senza che necessariamente coincidano con alti e bassi. Ho iniziato a lavorare in un'azienda che vedeva il web come un servizio di complemento, oggi invece ho un'azienda in cui internet è il core business. Una volta i clienti si limitavano al sito vetrina, oggi prova a chiederti di fare l' e-commerce anche il negoziante sotto casa. Una volta scrivere sul web era meno importante, meglio le intro in Flash ed effetti speciali animati: oggi il contenuto è fondamentale. Tanti testi sul web fanno massa, ma se sono qualitativamente di buon livello generano cultura e informazione, perché in essi non possono esserci non solo le riflessioni su casi aziendali, ma anche le linee guida dei modelli di business che oggi sono alla base dell'economia del digitale. Ho avuto la fortuna di seguire la crescita di qualche cliente che oggi sta diventando leader di mercato nel proprio settore, di avere rapporti con l'Università di Bologna e con imprenditori che hanno visto in internet un'enorme opportunità di crescita, perché non solo non hanno mai perso fiducia ma hanno capito che quando le cose andavano bene era il momento di investire e potenziare la struttura per renderla sostenibile in tempi meno fecondi. Gente che ha visto l'estero non come un nemico o un'opportunità di fuga per i figli, ma come il mercato domestico. Oggi una di quelle aziende è nostra consociata, un'altra si sta impegnando con l'Università di Bologna per creare un centro di ricerca e sviluppo, altre ancora non avevano la minima idea di come si gestisse un'e-commerce ma forti del loro prodotto hanno seguito le nostre direttive e si stanno togliendo ben più di una soddisfazione. Ah, e oltretutto grazie al web assumono, perchè stanno nascendo reparti interi basati sul lavoro via internet e servono persone con competenze digitali per mandarli avanti. Specialisti di web marketing, social, linguaggi video. I più bravi stanno facendo carriera.

Mi piacerebbe tanto portare all'attenzione delle aziende del luogo la conoscenza di come si fa business attraverso internet, quali sono i modi per evitare investimenti sbagliati e come valorizzare i propri prodotti online, magari insieme ad altri digital champion di città vicine come Prato e Bologna. Nella zona di Vaiano abbiamo ancora tessile, abbigliamento, prodotti alimentari di prima qualità (anno sfigato, ma date retta: il nostro olio rimane imbattibile), cultura, percorsi nella natura che potrebbero attrarre visitatori da tutta Italia. Leggete le recensioni delle poche strutture alberghiere che ci sono se non ci credete. Vorrei discutere con i commercianti di quanto è importante lavorare con i social e quali sono le regole base di un giusto approccio, compresi possibili piani di campagne a pagamento (una splendida base di partenza è il "Marketing insegnato (d)ai negozianti" di Diegoli), di come i prodotti locali potrebbero essere inseriti su centri commerciali online come Etsy o Amazon, di possibili progetti sulla filiera corta alimentare sulla falsa riga di Cortilia a Milano (tema caldissimo il food, pensate a Expo 2015 o al Fico di Bologna). Con tutti i capannoni vuoti che ci sono in giro non è difficile immaginare spazi di coworking dove giovani locali e altri venuti da fuori potrebbero lavorare su progetti specifici legati al territorio, tipo quelli che ho elencato prima, creando app e lavorando sulla visibilità online. Vorrei mostrare come il "fare" stia tornando al centro del sistema industriale, e con esso il bagaglio culturale dato dall'artigianalità: non abbiamo bisogno di essere professori o luminari per mettere buone idee in rete, ma di imparare e riportare su piattaforme moderne quel lavoro che tanto orgogliosamente riuscivano a fare i nostri nonni.

Se (quasi) tutti in fondo sanno usare Facebook, forse il problema è solo di noi addetti ai lavori: abbiamo bisogno di far capire alle persone che il web è uno strumento semplice ed è proprio la sua accessibilità a renderlo ideale per dialogare fra imprese, con i consumatori, con le istituzioni. A meno che non manchi la base della banda larga, s'intende.

Prima di tutto, lo dico da genitore di una bimba di 4 anni, è importante porre attenzione alle giovani generazioni. Mettere loro in guardia sulle criticità dell'uso di internet è sicuramente fondamentale: quando nel '900 sono arrivate le prima autovetture è stato necessario creare scuole guida ed un codice stradale, conosciuto a grandi linee anche da chi non avrebbe mai guidato una macchina. La signora che non ha mai avuto la patente deve sapere che si può attraversare a piedi solo sulle strisce o con il semaforo pedonale verde. Oggi queste cose ci sembrano scontate,  esattamente come per i nostri figli o nipoti sarà il web un domani. Anche chi non ama internet e la tecnologia, ne ha paura, disinteresse o crede di non capirci nulla, deve comunque averne chiari i pericoli e i pregi.

Per i genitori che poi hanno le vedute mie e di mia moglie (impiegata nella divisione web dell'Università di Bologna e mamma blogger insieme ad altre due vaianesi toste) possono esserci ulteriori passi avanti per approfondire la formazione digitale, tipo l'associazione Coderdojo Prato o la promozione di incontri specifici nelle scuole. Il mercato delle app e dell'informatica, specie quello legato ai processi industriali e all'e-commerce è in pieno fermento anche in Italia, ditelo a me che cerco programmatori continuamente: a quei bambini che giocano tutto il giorno su Facebook, anziché togliere malamente lo smartphone di mano, sarebbe bello stimolare la curiosità di capire "com'è fatto" il loro gioco preferito per pensare di poterne programmare uno simile domani. Obama ha parlato di questo in un discorso televisivo a reti unificate rivolto ai giovani americani, incentivando lo studio della "computer science" come fondamentale per lo sviluppo della società americana futura.

Quindi come vedete tante cose non le ho sognate stanotte, ma vengono da esperienza sul campo e voglia di documentarmi e imparare. Sarebbe fantastico pensare di aver sbagliato tutto quello che ho scritto in queste righe perché sul mio territorio esistono già idee migliori.

Come tutti gli impegni che prendo, anche questo ruolo di Digital Champion lo considero un'importante assunzione di responsabilità. L'ennesimo rischio, un nuovo stimolo che mi fa anche una sana paura e non solo per il detto "Nemo Propheta in patria":  Riccardo Luna e il suo staff si aspettano da me un lavoro intelligente e che possa portare spunti interessanti e informazioni per avere un quadro chiaro dello stato del digitale in Italia, con miglioramenti auspicabili.

Spero di riuscire a tirare fuori qualcosa di buono anche per la mia famiglia, compresi i miei genitori, vaianesi doc. Loro hanno sostenuto negli anni le mie scelte di vita senza spingermi troppo sul tessile, lavoro di diverse generazioni di Biancalani, perché hanno pensato fin da quando ero piccolo che "il futuro sarebbe andato in un'altra direzione".

Vero, anche se alla fine il futuro è sempre qui.

MB



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