Social network e fast fashion: voglio fare la lepre

"Ecco, ho individuato lei per inserire un po' di post su Facebook, così facciamo vedere le novità dei nostri prodotti ai clienti. É una tipa brava con i computer e ha un certo gusto estetico, sennò non lavorerebbe qui. Secondo me le servono giusto un paio di dritte da te che sei più aggiornato. Ah, e fai il bravo con la fattura a fine mese, mi raccomando".

La botte piena e la moglie ubriaca, verrebbe da dire. Solo che chi me l'ha detto (e non me l'ha mai detto nessuno proprio in questi termini, prendetela come fosse un di quelle ricostruzioni di "Forum"), magari é un cliente più che competente nel suo lavoro, con un'azienda di moda da diversi milioni di euro di fatturato ed un bel prodotto sul mercato. É lì che sta pensando a come fare per sfruttare la potenzialità dei social per vendere di più, mica è scemo: lo vede che i suoi clienti (negozianti, buyer, distributori) hanno sempre lo smartphone in mano e se mette le foto dei suoi capi online, magari con un messaggio accattivante, potrebbe avere non solo un ritorno in termini di vendite ma addirittura risposte su cosa produrre. Semplice, no? Le informazioni si ottengono dal mercato e il web può essere un gran bacino di utenza.

Il bravo imprenditore, quando partorisce l'idea giusta, ha il quadro generale di dove vuole arrivare e si affida ai consulenti di fiducia per capire come farlo: ovviamente il contenimento dei costi é sempre un elemento essenziale in un buon business plan. La sfida più difficile per il professionista in settori come internet e social media è proprio quella di fargli percepire la differenza fra costo e investimento. "Con poco si fa poco", dice sempre un mio caro collega che di cognome non fa Catalano ma è pure molto pratico. É vero però che andare su prezzi troppo alti da subito (per quanto giustificati) può essere controproducente: Facebook, Twitter, Instagram sono un mondo interessante e alla portata di tutti, ma la domanda brutale che qualsiasi manager o titolare d'azienda vi farebbe è: come posso guadagnare grazie a questi strumenti? Domanda legittima che necessita però di una risposta articolata e di step di lavoro nel tempo.

Internet è un mondo alla portata di tutti ma i cui modelli di business spesso risultano di difficile comprensione per chi non fa parte di questo mondo.

Ecco perché voglio fare la lepre.

Passi veloci, decisi, per provare a fare nascere la consapevolezza nel mio cliente e tirare la volata a qualcun altro più specializzato di me.

Siccome la mia azienda non è una social media agency e come ho ribadito più volte i tuttologi mi stanno sulle palle, in questi casi il mio ruolo non può essere che quello di coordinatore di servizi. Mi piacerebbe certamente proporre professionisti di altissimo valore (per fortuna nella zona dove vivo e lavoro ce ne sono a ragionevole distanza) però non mi sento di farlo subito. Perché costano di più, direte voi? No, non è per quello. Magari hanno costi più elevati ma non mi permetto di fare i conti in tasca ad altri che ritengo colleghi a tutti gli effetti.

Il problema é tutto, di nuovo, nel ritardo culturale sull'argomento di tutta la società italiana, compresa la classe imprenditoriale che dovrebbe per prima far muovere l'economia. Servono tempo e metodo, e Roma non è stata fatta in un giorno. 

Diverse realtà, sono certo, rimarrebbero travolte da passaggi troppo repentini: se l'imprenditore la conseguenza è sempre un'immediata perdita di entusiasmo ed empatia. In questi casi, recuperare la sua fiducia in un secondo momento sarebbe praticamente impossibile.

Vista la specificità del settore moda e il fatto che vivo sul campo ogni giorno, non mi pare affatto male fornire loro un "kit minimo di sopravvivenza sui social" per non fare errori grossolani e avere conseguenze negative (e irrecuperabili) dalla loro presenza online, come nel caso di una gestione leggera dei casi di crisi. Poi, esattamente come faccio per settori come il SEO, mi piace circondarmi di specialisti: una volta tracciata la strada, la palla deve passare a loro. E lì davvero non si scherza: chi legge quotidianamente i post di Riccardo Scandellari, Rudy Bandiera o Franz Russo (per dirne alcuni) oppure ha avuto la fortuna di seguire la bella lezione di web analysis di Giorgio Soffiato a "Social Media Strategies" sa che é un lavoro in cui non si può improvvisare nulla.

Meno tuttologi e fare più sistema: se là fuori le aziende capiscono meglio il valore del lavoro sul web alla lunga ci guadagneremo tutti, dai front-end developer, ai social media strategist per non parlare di tutto quello che potrebbero vendere i nostri clienti con i loro e-commerce fatti e curati da noi con tanto amore.

Io sono pronto a fare la lepre: chi mi segue?

MB

Ps: Al netto di tutta la webografia sulla bassa penetrazione dei post organici su Facebook, l'aggiornamento dell'algoritmo, le campagne a pagamento ecc ecc, nel prossimo post parlerò del mio "kit minimo di sopravvivenza nel social" per il (fast e "flash") fashion in 4/5 punti.

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