E se Escher avesse avuto una stampante 3D?

E se Escher avesse avuto a disposizione una stampante 3D, proprio lì, sul suo tavolo di lavoro?

E' un pensiero che mi è venuto in mente ieri, in un momento preciso della visita guidata alla mostra monografica dell'artista a Palazzo Albergati, nel cuore di Bologna. Premetto: non sono un esperto d'arte e neanche uno di quelli che se non gira per musei muore, però quando qualcosa mi ispira vivo l'esperienza con curiosità ed attenzione. Fra Sky Arte e Rai5 mi sono divorato lunghissimi documentari sugli impressionisti francesi e non c'è nulla che mi possa distogliere da Picasso o Dalì, per dire. L'arte mi fa un po' l'effetto delle parole quando ascolto la mia musica, rigorosamente in inglese: non capisco tutto però... sounds good.

Escher mi affascina perché mi ricorda polverose copertine di 33 giri, musicisti come Mick Jagger che lo hanno amato alla follia e... il mio francobollo preferito di quando ero piccolo (ebbene sì, ritrovato su internet!). Sembra sempre ti debba prendere in giro, con quelle forme geometriche che tutto sono tranne quello che sembrano. Un'arte completamente immersa nelle geometrie dei difficili anni del XX secolo, a cavallo della seconda guerra mondiale: le facce che escono dalle teorie dei vasi di Rubin, le sfere che non sono mai realmente concave o convesse a seconda delle ombre, la meraviglia delle dimensioni e quei "canoni inversi" di parole e motti che sono molto più che palindromi. "Now no swims on mon(day)"... provate un po' a scrivere questa frase su un foglio e leggerla al contrario.

Fra tutte le opere che ho visto, quella che ha colpito di più la mia attenzione è stata una bellissima xilografia raffigurante tre sfere: ne sono rimasto talmente affascinato che non ho esitato a infrangere le regole e scattare una foto. Quelle forme adagiate e gonfiate l'una sull'altra, ombreggiate e incise perfettamente nel legno, mi hanno trasmesso un'idea di tale rigore e perfezione per cui ho trovato stupefacente il fatto che fossero state realizzate a mano.



L'opera sembrava davvero prendere vita, specie se vista da lontano: se non si conoscesse il periodo storico in cui è stata creata, la cosa più naturale sarebbe stata pensarla progettata al computer. Mentre la nostra guida parlava, rivedevo tutte le figure geometriche che riempivano le stanze della mostra e pensavo a come Escher avrebbe potuto farle evolvere se avesse avuto a disposizione i gli strumenti di oggi: gli effetti che cercava nei cristalli tridimensionali avrebbe potuto disegnarli attraverso un software e poi stamparli in rilievo. La carta o il legno non sarebbero più bastati a se stessi, forse. La sua poetica si sarebbe rivista ed evoluta, magari mettendo sotto forma di litografia il codice binario fatti di 0 e 1? Chi può dirlo.

Ciò che è sicuro è che ogni rivoluzione culturale influenza le possibili le forme d'arte del periodo in cui avviene: oggi i maker, ieri altre novità tecniche e mutamenti sociali. Basti pensare alle linee futuriste, che all'inizio del XX secolo raccontarono un progresso tecnologico che interessava larghi strati della società: mezzi di trasporto come treni e auto sostituirono inesorabilmente nel consumo di massa carrozze e cavalli. La riproducibilità tecnica dell'opera sarà certamente la norma anche domani, come già lo è oggi: mi piace pensare che alcuni artisti dei nostri giorni troveranno il compimento della loro sensibilità artistica attraverso il progresso informatico.  Computer e stampa 3D potrebbero essere due fasi di un'unica poetica: pensiero e creazione, progettazione e realizzazione, pittura e scultura, opera d'arte intangibile che diventa improvvisamente tangibile. Così è sempre stato, se ci pensiamo bene: cambiano solo mezzi ed interpreti nel tempo.

E allora chissà che fra cent'anni, sotto gli stessi portici di Bologna, i nostri pronipoti non potranno assistere ad una mostra di un'artista del XXI secolo con oggetti stampati tridimensionalmente. In fondo ogni artista interpreta in modo personale quello che respira nell'aria e soprattutto realizza le proprie opere con ciò che ha a disposizione tecnicamente in quel momento storico. Uno stimolo in più per tutti quelli che - come me - hanno a cuore la diffusione di questa nuova cultura del "fare": solo così daremo materiale interessante per una nuova economia, ma anche per gli artisti che lasceranno ai posteri il vero sentimento del nostro tempo.

MB
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