Ingranaggi possibili di un'eterna promessa: l' e-commerce per la moda

Ogni anno nel periodo primaverile escono report interessanti sulla situazione dell'e-commerce in Italia, presentati in eventi e convegni con relatori di alto livello: solo per dirne alcuni, E-Commerce in Italia di Casaleggio Associati, E-Commerce Forum di NetComm, IT4Fashion a Firenze (di cui relazionerò) ed E-commerce nel tessile e abbigliamento del Sistema Moda Italia. La situazione che emerge sembra sempre quella del calciatore buono in prospettiva, dell'eterna promessa che certo non si può paragonare a un top player ma che per forza di cose - essendo appunto un ottimo elemento su cui investire - non potrà non diventare un fenomeno.

Fuor di metafora, il mercato e-commerce in Italia cresce in maniera costante tutti gli anni (Casaleggio parla di un +8% sul 2014, NetComm addirittura di un +15%) ma resta ancora in ritardo rispetto alla media mondiale (quasi +21%) e vale addirittura un decimo del top player europeo, cioè la Gran Bretagna. Siccome siamo tutti certi che prima o poi la svolta digitale per le aziende dovrà avvenire perchè è impossibile che non riescano a cogliere le opportunità di questo canale di vendita, ecco che si presenta puntuale la sindrome da eterna promessa che porta alla solita domanda: si, ok, ma quanto dovremo aspettare per arrivare alla maturazione?

Forse non molto in realtà, visto che sempre Casaleggio prospetta un +30% per il settore moda nel 2015, fra retailer esteri che entreranno nel mercato italiano, e-commerce aziendali sempre più frequenti e posizionamento dei prodotti delle aziende italiane sui marketplace. Se penso al mio campo di battaglia quotidiano, non posso negare che alcune cose dall'anno scorso siano cambiate in meglio: quando ci proponiamo alle aziende incontriamo ancora vari Fred Flinstone o arcigni difensori dell'ancien regime, ma in generale nelle PMI si percepisce una maggior preparazione sui temi digitali. Si, ancora insufficiente, d'accordo, ma anche qui le cose vanno viste in prospettiva: il timore per queste realtà pare principalmente quello di sbagliare investimenti e partner, il che significherebbe elargire importanti somme di denaro a nuovi fornitori senza capire fino in fondo come misurare in termini di conversioni il loro possibile valore aggiunto. "Tutto sarebbe più facile se a ogni click su un post sponsorizzato di Facebook corrispondesse la vendita di un paio di scarpe o un capo di abbigliamento sul sito di e-commerce, non pensi?" mi disse una volta un titolare d'azienda in fase di demo. Frase alla Catalano per un addetto ai lavori come me, ma che la dice lunga su come ragiona l'imprenditore medio di fronte a certi argomenti.

Poi ci sono i digital champions, i mentori del Coderdojo e tutta quella rete di volontari che ogni giorno cercano di sensibilizzare il cittadino facendo cultura digitale sul territorio. Più volte ho parlato di come quasiasi imprenditore o direttore d'azienda sia prima di tutto un cittadino e di quanto sia importante che il cambio di prospettiva avvenga prima di tutto nella società: solo così sarà più semplice - per dirne una - far capire che non basta un buon sito per un buon e-commerce, ma servono anzitutto un prodotto riconoscibile, una logistica efficiente e un customer care puntuale e veloce nelle risposte. La vera sfida per gli imprenditori delle PMI che incontro ogni giorno è quella di interpretare modelli di business digitali con la praticità che solitamente applicano nel lavoro quotidiano: ad esempio, per alcune aziende la sola idea del reso fa inorridire. Invece si tratta di un aspetto del processo di vendita che va preso semplicemente come un dato di fatto, se si pensa che marketplace come Amazon e Yoox già inseriscono il modulo del reso dentro il pacco di spedizione. L'aspetto interessante per l'azienda dovrebbe focalizzarsi sul come ottenere condizioni favorevoli dai corrieri per non subire perdite questo avanti-indietro di colli: Privalia ne ha parlato durante il suo intervento al forum NetComm. Il reso facile ha rappresentato l'abbattimento di una barriera importante per favorire lo sviluppo dell'e-commerce: nella moda, la casa del cliente è diventata da un po' di tempo il camerino in cui provare i capi.

Nel sito della mia azienda, riguardo al nostro prodotto di e-commerce sulla moda, ho parlato del perchè si dovrebbe prendere in considerazione l'apertura non di uno ma di ben due e-commerce aziendali, uno b2b e l'altro b2c: numeri, opportunità, prospettive. Come digital champion invece a breve avrò la possibilità di parlarne a casa mia, nel paese di Vaiano, realtà industriale a cui ho dedicato vari post . La manifestazione si chiama Ingranaggi Possibili ed è ben organizzata dai ragazzi di Made Da Franco con il patrocinio del Comune di Vaiano: tre giorni di incontri su temi come web, tecnologia, social network e comunicazione.

Io ho tenuto un worshop presente sabato 9/5 e ho parlato di alcuni emi legati al commercio elettronico, partendo da alcune domande:

  • In che modo le piccole e medie imprese,da produttori a negozianti, possono cogliere le opportunità di questo mercato? 
  • E’ meglio investire in un e-commerce proprietario, affidarsi a marketplace come Amazon e Ebay o addirittura tutti e due? 
  • Quali sono i fattori chiave del successo? 
  • Quale il peso del prodotto e dei social media? 
  • Come monitorare e misurare i risultati?

Potrei parlare di casi successo che ho contribuito a creare “sul campo” e di come le aziende tradizionali, grazie a nuovi reparti web, cambiano il loro modo di rapportarsi ai clienti, fanno nuovo business e creano occupazione.

Mi piacerebbe confrontarmi, scontrarmi, incontrare scetticismo e obiezioni, senza dover per forza convincere nessuno. Mi basterebbe solo far capire che in fondo il web è un mondo complesso ma estremamente pratico, dunque non c'è nulla di impossibile. In questo modo dall'altra parte ci potrebbe essere comunque una scelta in merito, positiva o negativa che sia. Se invece il rifiuto di ciò che non si conosce porta a erigere muri altissimi, in realtà vuol dire che si è già scelto e non c'è più alcun margine per il dialogo o il confronto.

MB



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