E-commerce e contatto umano: la vendita ai tempi dello storytelling

Black Friday, Cyber Monday, muticanalità, negozio fisico vs negozio virtuale. Adesso che l’e-commerce è sempre più parte delle nostre vite, se ne sono lette di tutti i colori in questi giorni: boom degli acquisti online grazie alle promozioni dell’ultimo weekend di Novembre e conseguente estrema unzione dei negozi tradizionali, confermando così i timori di quegli esercenti che vedono nel commercio elettronico non un vantaggio ma piuttosto il nemico, la pietra tombale sulle proprie attività già messe a dura prova dalla crisi.

Un recente studio svolto da Confesercenti parla chiaro: le piccole attività vedono certamente in gran parte il canale e-commerce come un’opportunità di crescita (55%), pur non conoscendone a fondo gli strumenti, ma è ancora consistente (30%) la percentuale di chi lo percepisce come LA vera minaccia. L’operazione culturale da svolgere in questo caso sarebbe sostanziale: ad esempio, il primo passo potrebbe essere far comprendere loro che esistono prima di tutto i marketplace come vetrina virtuale ancor prima della costruzione di un sito di e-commerce personalizzato, che comporterebbe per forza di cose maggiori investimenti in visibilità, SEO, social e pubblicità in generale. A tal proposito, qualcosa di muove: si stanno moltiplicando negli ultimi tempi gli eventi che hanno per argomento e-commerce e piccole imprese/commercianti, un modo per cercare di accendere almeno qualche lampadina.

Nei primi giorni di Dicembre mi sono imbattuto in un ottimo pezzo di Andrea Boscaro su cosa ci lascia in eredità il boom del Black Friday. Ho trovato considerazioni valide per tutto l’anno, soprattutto nelle modalità in cui il negozio virtuale è ormai in grado di influenzare quello fisico e sulle conseguenze che il contatto umano può avere nel processo d’acquisto. Contatto umano, esattamente: al di là della freddezza di monitor e di tastiere (criticità numero uno degli avversari dell’online, perché secondo loro in negozio “si può toccare e capire meglio”) è possibile oggi attraverso il web restituire storie e tradizioni di singole attività e negozi che difficilmente potrebbero essere esposte in pochi minuti all’avventore di uno spazio fisico.

Ricordo il bellissimo racconto dei proprietari di un negozio di ceramiche di Caltagirone in un tardo pomeriggio della scorsa estate, quando abbiamo acquistato un oggetto artigianale che adesso è in bella mostra nella nostra sala: in poche parole è riuscito a trasmetterci il concetto creativo, la lavorazione, la produzione, l’amore che c’era dietro quel risultato. Mentre il signore con forte accento siciliano era impegnato a spiegare, io mi figuravo come in un videoclip tutto questo processo: prima a tutto schermo, poi in una finestra di YouTube, poi ancora in una pagina web con anche una breve parte di testo ad accompagnare le immagini con le parole. Una tab per il video, una per il testo, un’altra per le caratteristiche dell’oggetto: il tutto ben inserito all’interno della canonica scheda prodotto di un e-commerce. Ecco il senso del contatto umano sul web: una storia che un imprenditore-artigiano siciliano ci ha raccontato prendendosi il suo tempo, ma che online può essere vista, letta e percepita in maniera esaustiva ogni volta che si torna sulla pagina. E’ marketing spontaneo. Si pensi alle botteghe artigianali o a tutti quei piccoli negozi che non sono semplici rivenditori di vini o prodotti tipici, ma che all’interno della loro bottega raccontano storia e filosofia di una vita. Si pensi a Prato, alle attività che stanno nascendo all’interno dei vecchi opifici tessili, dove la tradizione dell’attività corrente addirittura si unisce a quella del passato, oppure a Bologna dove ormai in via Indipendenza si possono vedere le sfogline che fanno tortellini take-away dalla mattina alla sera, come nelle cucine di casa di una volta, sfruttando però il canale dello street food tanto amato dai giovani. Tutto questo può essere raccontato, documentato, descritto sui nostri pc e smartphone e concorre al processo di acquisto in maniera significativa, esattamente come per le aziende di moda - e non solo - sembra sempre di più importante svolgere uno storytelling per così dire creativo.

L’e-commerce è a tutti gli effetti il miglior canale per raccontare la propria storia come garanzia di qualità per la vendita.

Ecco perché mi resta difficile pensare che l’online sia la mannaia sulle piccole attività: semmai la difficoltà è un’altra, ovvero cercare professionisti per aiutare queste realtà a trovare una giusta collocazione sul web, senza promettere vendite strabilianti fin dalla prima visualizzazione di pagina. Un e-commerce/marketplace improntato sullo storytelling, se sorretto da un ottimo progetto editoriale e da una corretta strategia di visibilità, può essere lo strumento più indicato per chi cerca senza utopie il contatto umano anche online. In fondo, dall’altra parte ci sono solo solo potenziali clienti che, come me e molti altri, cercano emozioni uniche in tutto quello che indossano, ascoltano, assaggiano o mostrano nel salotto di casa.

MB

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