Male Amazon, Grazie Amazon: Natale, e-commerce e tempi di consegna

Casa mia, ore 23.30 del 22 dicembre. Mia moglie, già sotto dieci coperte, prima di spegnere lo smartphone e la luce riceve una notifica da Amazon che scatena lo psicodramma. Il castello di Frozen, dato in consegna per il 23 dicembre è stato spostato al 30. Si, proprio quel castello che nostra figlia avrebbe dovuto trovare sotto l'albero, fabbricato da Babbo Natale con le sue mani in Lapponia insieme a Olaf e Christophe. Quello per cui a volte ci ha chiamato al lavoro e che ha espressamente chiesto nella sua letterina come unico regalo.

Sono toscano: normalmente non porto né fiori, né opere di bene. Immaginatevi la reazione: il sangue mi è andato alla testa. Non solo per la possibile delusione di una bambina di 5 anni, ma anche perché mi sono sentito colto sul vivo. Nella lotta quotidiana, ogni giorno porto all'attenzione dei clienti i vantaggi dell'e-commerce: un negozio aperto 24h, la possibilità di consegne veloci, l'opportunità anche per piccoli aziende o negozi di trovare sui principali marketplace la giusta vetrina per approcciarsi alle vendite online senza farsi male. Insomma, io ho le idee chiare. E Amazon questo brutto scherzo lo ha giocato proprio a me, che per il 2016 ho intenzione di legare il mio prodotto di punta a questo marketplace, proprio perché lo ritengo un ottimo veicolo per le attività più piccole. "Becco e bastonato", si dice dalle mie parti: nonostante l'infallibile e tanto pubblicizzato servizio Prime, mi sono ritrovato con un pugno di mosche in mano e un'alternativa da gestire. Bella rottura, due giorni prima di Natale e con il pranzo di famiglia da organizzare in casa.

Così ho sintetizzato il mio pensiero sui social, una volta tornata la calma. Si, perché nel frattempo era partita una telefonata notturna al call center di Amazon, dove l'operatrice, molto disponibile e professionale, non ha potuto fare altro che confermare quanto scritto nella mail. Il pacco non sarebbe arrivato in tempo per un motivo che però non mi ha convinto del tutto: non era più disponibile fra i fornitori vicini e quindi era stato spedito dall'estero. Insomma, il meraviglioso sistema di Amazon, all'avanguardia su tutto e su tutti nel mio mondo ideale, non era stato in grado di modificare la data di consegna in fase d'acquisto in base alla provenienza della merce. Una funzionalità basica nei "miei" e-commerce è stata una buccia di banana per Amazon. Oh, certo, mi sono detto: alla fine capita anche a Messi di sbagliare un calcio di rigore.

Tuttavia qualcosa non mi quadrava, specie dopo che pochi giorni prima avevo letto una bella inchiesta di Repubblica su e-commerce, Natale e la prova che molti corrieri avrebbero dovuto superare nei tempi di consegna per non incappare negli stessi problemi successi in America nel 2013. Siamo un paese ancora lontano dall'alfabetizzazione digitale ma con una forte crescita sull'e-commerce: me ne accorgo io nel mio piccolo, ma basta vedere i dati di Highway per NetComm.

Amazon, con Prime, dà una bella spinta a tutto il comparto. Sì, l'ultimo pensiero prima di dormire è stato: "Questi sono imballati, ecco perché il pacco non arriva". Poi, spenta la luce, ho dovuto pensare a mettere in atto il piano B.


Il 23 è passato con i saluti fra colleghi, il pranzo offerto da noi "boss" della ditta e il ritorno in famiglia prima della festa. Sul regalo, no problem: ci hanno pensato i nonni: un piccolo pensiero, perché come la bimba ha ribadito a tutti i compagni dell'asilo: "Babbo Natale è sbadato, il castello lo porterà la Befana". Più che altro il secondo regalo è stato imposto dai nonni per sfinimento: con  clienti posso anche lottare, ma spiegare ai miei genitori che si sarebbe potuto trovare il castello in un negozio e non accettare il pacco sarebbe stato troppo lungo: "A noi fa piacere, compriamole un'altra cosa!". Tutto sotto controllo, quindi.

Il 24 mattina hanno suonato alla porta. Era il corriere con un pacco di Amazon. "Quel" pacco di Amazon.

Ho guardato subito la provenienza: Hub di Piacenza, ma non so se poi era davvero arrivato lì dall'estero. Le uniche cose certe a questo punto sono due: la prima è che dovrò dire a mia figlia che Babbo Natale non è un rimbambito, ma un burlone che le ha voluto fare uno scherzo (e un vecchietto con quella barba per me è più credibile che sia smemorato piuttosto che buontempone... non so, non mi fa molto "Amici Miei") e il secondo è che sì, erano proprio imballati duri ad Amazon con questi pacchi.

Alla fine un sincero grazie ad Amazon lo dirà mia figlia: per questa storia, due regali al posto di uno.

E Buon Natale a grandi e piccini. Perché i piccini spesso hanno le idee chiare e i grandi (anche quelli dell'e-commerce) ogni tanto possono fare una gran confusione.

MB






<<
>>
>>
<<
buzzoole code