La costruzione di un‘azienda in 7 mosse: Oscar Farinetti allo StartUp Day UniBo

La prima cosa che mi è venuta in mente di fare la mattina dopo aver ascoltato l’intervento di Farinetti allo Startup Day dell’Università di Bologna è stata svegliarmi ancora più presto, “per iniziare a pedalare senza perdere tempo”, come ha detto lui. Un tratto comune a tutti questi imprenditori di successo e sopra le righe (con qualcuno ho la fortuna di lavorarci, penso ad Adriano Aere di Imperial) è il fatto di essere lucidi e operativi prima degli altri. “Perchè se ci svegliamo tardi è sicuro al 100% che altri avranno già fatto un prodotto migliore del nostro, lo avranno saputo raccontare e quindi lo avranno già venduto”. Semplice e chiaro.
Raccontare, ovvero fare storytelling, ancora questa parola inglese che torna a proposito del Made in Italy. Qualche imprenditore vecchio stampo l’avrebbe considerata un’inutile perdita di tempo. Se si crede in un progetto saperlo condividere è tutto. Condivisione come prima fase della comunicazione, senza pensare alle possibili copiature, perché se qualcuno ascolta una nostra considerazione e ci fa un’azienda sopra, semplicemente è stato in grado di metterla in pratica prima e meglio di noi. Non conta solo l’intuizione (“in quanti negli anni ’60 avevano il pallino dell’uomo sulla luna?”) ma anche come si intende realizzarla: piano di business, tecnica, marketing e soprattutto numeri.
“Eataly è nata con l’idea di raccontare una mela”. Questo è uno dei passaggi più significativi del suo discorso. Siti web e volantini ci raccontano da anni le caratteristiche dei diversi cellulari in vendita e nessuno che pensasse mai di soffermarsi sui 1200 tipi di mele che abbiamo in Italia. Una mela non è solo una mela. Non regge la scusa che al consumatore medio non interessa, basta il prezzo basso: oggi la cultura alimentare inizia ad avere sempre un maggiore spazio nelle nostre vite. Qualche anno fa questo aspetto era solo allo stato embrionale e saperlo cogliere sarebbe stato un ottimo stimolo per sviluppare business. Arrivare al momento giusto è un altro punto fondamentale: un mercato con potenziale enorme, se esplorato troppo presto, può portare al fallimento di ottime idee, proprio come una nicchia satura.
E poi la poesia dei numeri. Quelli non mentono mai. Troppo spesso si parla di fuffa a livello di startup, idee inutili buttate lì come chiacchiera da bar senza averci ragionato troppo, senza aver fatto neanche i conti della serva, come si dice a Bologna. Il discorso di Farinetti sui numeri della biodiversità in Italia, oltre che una bellissima lezione sulle varietà dei prodotti alimentari presenti in Italia e sul perché alcuni di essi vengono meglio in certe zone, sono stati un meraviglioso esempio di analisi di business. Spero che i ragazzi abbiano preso appunti, perché fra una cartina dell’Italia, racconti su Robinson Crusoe e miti della caverna, ha spiegato loro come è nata Eataly. Non è stato assaggiando un ottimo vino delle Langhe, ma studiando, tirando fuori numeri, scoprendo una varietà di prodotti in Italia che non ha pari in Europa e nel mondo e immaginandosi un mercato potenziale. “Pensa locale, ma fallo globale”: anche qui l’unicità e la creatività italiana che può essere esportata nel mondo, a patto che ritroviamo la forza e la voglia di saperci raccontare.
Ogni sua argomentazione era supportata da numeri, anche quella apparentemente meno significativa, anche nei passaggi da un discorso all’ altro. Mi ha colpito la sua mente statistica unita alle doti istrioniche, ad avvalorare la “teoria dei contrasti apparenti”. Ha sottolineato il valore dei numeri ma non ha mai detto che in essi di possono trovare certezze, perché l’imprenditore, pur nella sua fermezza e decisione, è sempre pieno di dubbi. “Le certezze lasciamole ai perfettini, quelli che sanno tutto e certamente la mattina si svegliano più tardi di noi”, ha sottolineato all’ inizio del suo intervento.
In conclusione, ecco le 7 mosse per chi vuole dare vita a un‘azienda secondo Oscar Farinetti (e che secondo me vale la pena seguire in qualsiasi contesto si voglia mettere in gioco se stessi):
1) Non prendere mai i consigli dei vecchi come oro colato, ci hanno lasciato un paese allo sfascio;
2) Chiedersi sempre dove NOI sbagliamo, senza lamentele;
3) Raccontare le proprie idee senza aver la solita paura di essere copiati;
4) Essere noi i primi a copiare ma senza imitare… insomma essere attenti osservatori;
5) Partire dal locale per pensare globale;
6) Conoscere il confine tra il difficile e l’impossibile, senza rompersi la testa su un’idea se i numeri suggeriscono che è inattuabile;;
7) Never give upmai mollare: vedrete che molleranno prima gli altri.
Se i ragazzi hanno recepito anche solo la metà dei messaggi lanciati nel suo intervento possono pensare di farne davvero tesoro, sia i giovani neo-laureati che qualche altro imprenditore 40 enne in platea.
Ad esempio uno che ha pensato insieme ad altri di fare un prodotto e-commerce B2B e B2C per la moda perché è cresciuto in uno spazio come il Centergross di Bologna, dove ci sono 540 aziende, di cui 3/4 nella moda, visitato da circa 10.000 buyer al giorno, con un giro di affari di 5 miliardi l’anno e che dal punto di vista dell’e-business ha un mercato tuttaltro che saturo… da qui poi sarebbe stato bello parlare fino a notte con Farinetti sui numeri della moda e dell’e-commerce in Italia e nel mondo, uscendo dalla dimensione locale per andare su scala regionale, nazionale e globale.
Finora con la mia azienda abbiamo commesso diversi errori: persone, progetti, anche clienti, perché bisogna sapere scegliere anche quelli. Ma siamo certi di aver sbagliato l’analisi, visti i numeri sopra?
“La costruzione si può sbagliare: è questione di rifarla finché non viene bene. Quella da non sbagliare mai è l analisi”.
(Oscar Farinetti allo StartUp Day dell’Università di Bologna, 18 aprile 2016).

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